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domenica 7 settembre 2008

Let's do the Time Warp again!!



Su su, che questo blog sta cominciando a prendere la giusta vena di nostalgia...Sarebbe davvero un peccato interromperla proprio ora! E quindi, ripensando oggi a qualcosa di carino e simpatico da condividere con voi mi sono imbattuto in questo video, che mi riporta indietro di almeno un lustro, forse anche qualcosa in più...
Il film a dire il vero non me lo ricordo nemmeno più di tanto, però questa sequenza è veramente indimenticabile...In realtà ricordo anche di un tipo che entra ad un certo punto con la moto, stile metallaro anni '70, ma forse la mia mente (o i metallari...), mi giocano dei brutti scherzi!!

Parlando di cose serie, avete sentito che popò di giro riesce a tirare fuori il bassista? Una cosa da rimanerci secchi! Non so chi sia, però gli rinnovo tutta la mia stima e simpatia che già avevo cinque anni fa per lui! Tra gli ultimi due video (questo e quello di Rory gentilmente offerto da una Caffeine sempre più contagiata dalle basse frequenze) non saprei proprio quale scegliere.
1) Quello di Gerry McAvoy, il bassista di Gallagher, ha un tiro spaventoso. Cioè, riuscire a creare un'atmosfera del genere con un assolo di basso non è una cosa da tutti... In più quel Precision è letteralmente da sbavo! Lo voglio lo voglio lo voglio!!(anche se poi non saprei che farmene)
2) Quello del Bassista Ignoto è puro groove, ritmo... Insomma, è quella cosa che vi fa battere il piedino quando ascoltate la canzone... Diciamo che è più l'idea che ho io del basso!
Quindi, tra i due quale scegliere?
Ovvio:
Tutti e due!!
Bonjo

domenica 13 luglio 2008

Pistoia Blues 2008 e non solo...

Buongiorno a tutti!!!
Sono di ritorno dall'ennesimo concerto settimanale, il quarto per la precisione, e naturalmente voglio condividere con voi tutti la mia immensa gioia! Innanzitutto perché, tra i quattro concerti sopramensionati, ben due mi hanno visto protagonista in prima persona con il mio gruppo, i Chaos Theory, che finalmente hanno esordito guadagnandosi subito un bellissimo secondo posto. Niente da ridire, i gruppi che si sono affrontati erano tutti veramente molto preparati. Alla fine l'hanno spuntata i Funk Totum (immaginatevi che genere suonano su!), seguiti appunto da noi (genere Trash Metal, indicatissimo per una festa dell'unità!) e dal Punk-Rock dei Raul Duke, per poi arrivare fino al Folk-Rock degli Ospiti... Veramente un'esperienza fantastica, soprattutto perché ho avuto la possibilità di conoscere tantissimi musicisti veramente in gamba, e poi anche perché il primo live non si scorda mai...

Comunque veniamo al dunque. Ieri sera ho finito la maratona musicale a Pistoia in compagnia dei mitici, inarrivabili, emozionanti, amabili, infallibili Deep Purple!! Si proprio loro, quelli che hanno scritto Smoke On The Water!
Arrivo in piazza di Pistoia alle sei in punto. Breve ricerca di un luogo dove rifocillarsi e poi via, direttamente in piazza, a ritmo Rock! S'arriva che la piazza è ancora mezza deserta, nonostante già dal primo pomeriggio stiano suonando gruppi più o meno blues. Ci si accampa ad una ventina di metri dal palco, in religiosa attesa...

Ore 21:00 circa. Sul palco sale il mitico Tommy Emmanuel, uno dei più grandi chitarristi contemporanei. Vederlo suonare è una cosa spettacolare e inquietante al tempo stesso... Da una parte perché ti lascia a bocca aperta vedere e sentire quello che sa fare con una chitarra in mano, dall'altra perché la tua autostima musicale, magari appena risollevata dall'aver imparato il pezzo di basso di Smoke On The Water (che magari all'inizio ti sembra anche troppo difficile), ne risente terribilmente...
Esegue una decina di brani, ogni volta incantando il pubblico con qualcosa di nuovo... Una volta utilizza la chitarra come una specie di bongo, un'altra volta suonando le corde nella paletta (!)... La fine del suo concerto vede me e il mio maestro di basso discutere sulla possibilità o meno che riesca a far suonare anche la tracolla...

Ore 22:45 circa. C'è tensione nell'aria e anche un po' di nervosismo. Stare in piedi cinque ore al caldo in mezzo a tanta gente minerebbe l' animo anche dei santi, figuriamoci quello di un gruppo di scalmanati in attesa dei Purple... E loro non arrivano...
Ore 11:00. La musica si spenge e le luci si accendano. La folla comincia a rumoreggiare... Dall'alto dei miei due metri e quattro vedo perfettamente il palco, e anche l'inconfondibile scintillio di una chiavetta di un basso che si sta sistemando, e una bandana color argentato. "O mio Dio" penso "ma quello è papà Glover!". Un attimo di silenzio percorre lo spiazzo, per poi scoppiare in un boato fragoroso appena Ian Gillan e soci fanno il loro ingresso sul palco! Panico assoluto... Per un minuto non si sente altro che grida, battito di mani e annessi urli di gaudio. Poi tutto ha inizio... Qualche colpo di tom e grancassa annunciano l'intro di Picture Of Home, mentre io quasi piango dalla commozione!Che bello!! Dopo tre minuti esatti comincio a fremere perché so quello che sta per avvenire. Prendo la mia ragazza in collo,cosi che anche lei possa vedere (mi dispiace un pò per quelli dietro di me...) e comincio ad urlarle come un ossesso "guarda Roger!!". Quindici secondi dopo si sente l'inconfondibile salto di ottave di basso...Bellissimo!!
Un applauso fragoroso sigilla la fine del primo brano. Ma lo spettacolo continua!! Si passa a The thing i never said, per poi approdare ad una canzone contenuta nel loro primo album, Into the Fire. Poi tanti altri brani che non posso descrivere per mancanza di tempo e spazio (ma soprattutto di sonno!), per arrivare ad un finale veramente scoppiettante. Basta citare le ultime cinque canzoni: Space Trucking, Highway Star, Smoke On The Water e il bis con Hush e Black Night! Come potrei descrivere l'emozioni durante queste canzoni? Highway Star l'ho cantata (stonato come mi ritrovo) dall'inizio alla fine e, non contento, ho pure doppiato con un "po-po" il riff dell'assolo di tastiera e chitarra. Appena sentiti i primi accordi di Smoke On The Water è venuto giù il mondo! Che spettacolo, non ci potevo credere! Da quante volte l'avrò sentita rifare dai gruppi più disperati, all'inizio ho pensato "poteva mancare Smoke On The Water dei Deep Purple?". Poi mi sono accorto che Loro erano i Deep Purple!! Finale al cardiopalmo con Black Night e nel mezzo un altro bell'assolo di basso di Glover.
Ore 1:20. Torniamo alla macchina. Siamo tutti e quattro esausti ma felici. Rassicuro il guidatore che gli farò compagnia durante il viaggio di ritorno. Venti secondi dopo crollo e mi addormento, risvegliandomi al casello del Valdarno verso le 2:30...

Insomma, nonostante l'assenza di Lazy (un pò ci speravo) e la voce di Ian Gillan che a volte mancava (bè ha sessantatrè anni!) è stato veramente un concerto favoloso... Da vere Rock-Star!!!!
bonjo

sabato 5 luglio 2008

Elio e le Storie Tese: live in Montale 4 luglio 2008

Di ritorno da un concerto epocale a Montale!
Che dire? E' la seconda volta che assisto ad un concerto di Elio e le Storie Tese, ed ogni volta è una scoperta e un divertimento nuovo!
Che Elio & company siano dei musicisti di prim'ordine penso che sia fuori discussione. Che siano divertenti da vedere e sentire anche. Ma la cosa più bella è che tutte le volte riescono ad inventarsi qualcosa di nuovo!
Ma andiamo per ordine...

Montale, 4 luglio 2008. A distanza di un anno esatto sono pronto al concerto del nuovo tour. Si fanno un po' attendere sul palco, ma poco importa, poiché già la salivazione è in aumento dopo aver visto lo Yamaha trb6 parcheggiato sul suo piedistallo, posizionato (non a caso!) proprio a una ventina di metri davanti a me. La folla rumoreggia, si assiste ad un via vai di tecnici che accordano la stessa chitarra almeno sei volte (dico io, ma che facevano?Uno la scordava e l'altro la riaccordava?Mah!). Prove dei microfoni tutto ok. Si abbassano le luci e la musica di sottofondo. Si parte finalmente!! Arrivano i musicisti, che sfoggiano dei bellissimi vestiti tipo teatranti dei primi dell'Ottocento. Poche battute, per lasciare tutto lo spazio alla musica!
Belle sorprese sul palco: innanzitutto lo Yamaha trb6 (l'avevo già detto?Pazienza!) e naturalmente colui che lo suona, il mitico Faso. Poi il ritorno di Rocco Tanica, che però è sostituito da un alieno Extraterrestre, Aleppe, del pianeta ì (leggesi ì). La presenza di una voce femminile veramente evocativa (Paola Folli), di un sassofonista (Daniele Comoglio ) e un trombettista (Davide Ghidoni), oltre naturalmente a Cesareo (chitarra), Jantoman (ulteriori tastiere) e il mio musicista preferito, Mangoni!

(Attenzione! Qui di seguito verranno svelate le traccie presenti sul cd brulè, se qualcuno preferisce la sorpresa, è pregato di saltare!)
Le traccie? Dopo l'intro (Plafone) si parte con Ignudo tra i nudisti, seguita a ruota da Gargaroz (bellissima) per poi deviare sui grandi classici con Mio Cuggino. Sempre sulla scia di "operazione nostalgia", si odono le note di T.V.U.M.D.B. Pausetta per scambiare due battute (e incolpare il solito ignoto che con i suoi urli sta rovinando il disco), e si riparte a ritmo di samba, con El Pube (questa mi ha fatto quasi piangere dal ridere!). Si lascia spazio a Amico Uligano, interpretato molto bene da Mangoni che continuamente tira un pallone in una porta messa sul palco. Poi, siccome Montale è noto per essere la patria della disco music, si ha Medley Dance, un miscuglio dei brani Pipppero, La Chanson, Discomusic e Born To Be Abramo. Segue un brano più tranquillo e acustico (Fossi Figo) e in chiusura del cd Brulè la celeberrima Parco Sempione.
Successivamente sono state eseguite tantissime altre canzoni, molte delle quali presenti sul loro nuovo album (eh bé, è il tour promozionale!), però non sono mancati momenti commoventi, come quando si sono sentiti i primi accordi di Tapparella o il cambio di strumenti che fa da preludio a Oratorium. Per il resto semplicemente fantastici!

Note positive: tantissime. A partire dal prezzo del biglietto, 16 euro, che è più basso della media di altre esibizioni analoghe. Per di più hanno suonato per più di un'ora e mezzo (anche se a detta di Elio in playback, perché sarebbe stato impossibile suonare cosi bene!).
Sorvolando sulla perfezione di esecuzione, che è ormai un dato assodato (e solo questo è un motivo più che valido per andare a sentire un concerto):
-Bellissimo il pezzo di slap sul manico (!) di Faso nell'Intro di Mio Cuggino.
-La diteggiatura di Faso sulla tastiera del suo sei corde (non perde mai la posizione, una cosa incantevole da vedersi!)
-Gli assoli di Faso sulla tastiera del suo sei corde
-L'accompagnamento di Faso sulla tastiera del suo sei corde
-Faso
-Il suo sei corde
-Momento esilarante durante l'esecuzione di Suicidio a Sorpresa, quando Mangoni (sempre lui!) ha incendiato una chitarra sul palco...
-Tralascio le battute varie tra una canzone e l'altra.
-Il cd Brulè alla fine del concerto.

Unica pecca, se posso permettermi, è il fatto che molti brani "storici", come Servi della Gleba, Cara ti Amo, Cassonetto Differenziato e Burattino senza Fichi non hanno trovato spazio nella scaletta. Peccato, perché apparte il fatto che sono sempre molto belli da cantare, hanno tolto un bel po' di sano slap a Faso (che non fa mai male)... Ma vi assicuro che lo spettacolo è garantito lo stesso!
Bonjo

martedì 13 maggio 2008

Old Boiler Band

Eccoci qui di nuovo...Puntuale e piacevole come la febbre quaternaria, a volte anche quelli che sembrano persi nelle nebbie ritornano! So che dovrei parlare di altre cose (come Dublino) ma i miei amici irlandesi non se ne abbiano, perchè ho trovato un pò di ispirazione e prima che mi passi volevo provare a buttare giù un post decente. Grandi novità quindi; si parlerà di musica!!
Sono stato a sentire in quel di Rosano (Bagno a Ripoli - FI) un gruppo che avevo già avuto l'onore e la possibilità di seguire in un'altra data quasi per caso: gli Old Boiler Band. Prima di gettarmi a capofitto negli elogi, volevo raccontare un pò la mia esperienza.
Come dicevo, il nostro primo incontro avvenne durante un concorso chiamato campanile rock, ove partecipava il mio maestro di basso. Tra i gruppi che si sfidavano, c'erano appunti gli OBB. Ora, come è risaputo, sono quattro le cose che mi fanno smattare in modo particolare: aeroplani della seconda guerra mondiale (non è questo il caso), libri in generale (neanche questo), bei bassi (e li ce n'era qualcuno carino, compreso quello del mio maestro :) e il film dei Blues Brothers.
Ebbene, figuratevi la mia reazione appena sento giungere alle mie incredule orecchie le prime note di She Caught The Katy! Meraviglia delle meraviglie! Se poi uniamo a questo la bellezza del basso e anche la perfezione di esecuzione, capirete che mi trovavo ad un passo dall'infarto. Quei quattro brani fuggirono con la velocità del vento, mentre io con gli occhini lucidi e le orecchie aguzze non perdevo un movimento, una nota di quello che stava accadendo intorno a me... Alla fine del concerto ebbi poi la possibilità di fare quattro chiacchiere con il cantante-chitarrista, ma la cosa fini li, almeno il primo atto... Qualche giorno dopo infatti, girovagando su internet, mi imbattei nel loro myspace e scopri con felicità che il sabato avrebbero suonato in un pub della zona. Si prende baracche e burattini e si parte. Ora posso descrivere quello che avvenne.
Il concerto è stato bellissimo e lunghissimo, più di due ore, ma il tempo sembrava veramente passato velocissimo. Gli OBB suonano rock-blues, e accanto a brani di artisti che conoscevo (J.J. Cale, Bob Dylan, Eric Clapton, Beatles, Elvis Presley, Jerry Lee Lewis) ce n'erano tanti altri di artisti semisconosciuti (per me ovvio!). Tutti i brani sono riarrangiati dal gruppo in modo impeccabile. La tecnica, almeno dal mio umilissimo punto di vista, rasenta la perfezione, con un bel walking bass che mi ha fatto sobbalzare il cuore ad ogni nota.
Il bello di questi concerti è poi il fatto che alla fine è sempre possibile scambiare due chiacchiere con i componenti del gruppo (che devo dire veramente molto disponibili). Da questo incontro è venuto fuori che:
1) la musica blues è praticamente sconosciuta alla maggior parte dei miei coetanei. Questo è un vero peccato, perchè in fin dei conti è il minimo comune denominatore anche a molti generi musicali di oggi, come il rock e tutti i suoi sottogeneri (dal rock classico al metal). Il blues non è una musica solo per gli "addetti ai lavori" cioè riservata soltanto a musicisti o chi capisce di musica e non è nemmeno una musica triste o lagnosa come di solito si crede. Sono emozioni, sentimenti, gioie e dolori impresse indissolubilmente a quella semplice struttura, cosi difficile però da eseguire bene. La cosa sconfortante era vedere il pub semi-deserto mentre i ragazzi fuori aspettavano l'inizio della "musica" disco.
2) Anche per chi suona trash-metal c'è la speranza, un giorno, di fondare un gruppo rock-blues.
3) Un giorno fonderò un gruppo rock-blues!

P.s. Mi rivolgo direttamente agli Old Boiler Band, casomai leggessero questo post... A nome di tutta la direzione aspettiamo anche una bella cover di Rory Gallagher!!

mercoledì 5 marzo 2008

Whisky Trail: "Celtic - Folk" all'italiana

E' un po' che non bazzico su 'sto blog, ma purtroppo l'esame di Anatomia Comparata mi tiene lontano dal sacro dovere. Ma oggi, mentre girellavo distrattamente su internet, ho trovato una notizia che mi ha riempito il cuore di gioia! Già da lunedì, quando ho scoperto che al Pistoia Blues quest'anno suoneranno niente popò di meno che quei simpatici sessantenni dei Deep Purple, l'agitazione è alle stelle. A questa oggi se ne è sommata un'altra, con il nome di Whisky Trail all'Irlanda in Festa di Firenze, che proprio come una sommatoria temporale del potenziale post-sinaptico delle cellule nervose, mi ha inevitabilmente fatto superare la soglia di eccitazione!
Per chi non li conoscesse, gli Whisky Trail sono un gruppo fiorentino secondo me difficilmente identificabili in un genere musicale. Sono un'unione tra musica celtica irlandese-scozzesse-gallese con elementi folk provenienti sempre da oltremanica, ma inevitabilmente miscelati qui in Italia. In pratica, sono riusciti a rendere quella musica tipica del popolo celtico qualcosa di accessibile anche ad un pubblico non-celtico, traducendo suggestioni e miti di una terra che da sempre affida alla musica un ruolo centrale (oserei dire vitale), in qualcosa capace di emozionare tutti gli ascoltatori.
Ho assistito a 3 spettacoli degli Whisky Trail e tutte le volte mi emoziono sempre tantissimo. In realtà non posso definirli nemmeno spettacoli, perché è molto di più. Non solo lo spettatore ascolta, ma partecipa al concerto! Giulia, la cantante violinista, non si limita a suonare (tra l'altro in modo stupendo), ma quando i "suoi" attaccano con qualche ballata (o giga), lascia lo strumento sul palco e scende tra la gente per insegnare qualche ballo tradizionale!! Con un po' di coraggio (e un paio di Guinness nello stomaco) ho provato pure io che ho l'elasticità di un tronco di quercia, e tutte le volte mi sono divertito tantissimo (i piedi dei miei compagni di ballo meno!). Anche quando eravamo solo in 4 in un locale pieno di gente che batteva le mani, è stata un'emozione unica, davvero! Alla fine delle danze, Giulia, che ha ballato tutto il tempo con noi, insegnandoci i passi volta volta, si mette al centro e dice: "fate un bell'applauso ai ballerini" e noi, dopo l'inchino d'obbligo, ci rimettiamo a sedere pronti a scattare nuovamente al minimo cenno. Semplicemente FANTASTICO!!
Per quanto riguarda la musica, non posso dire niente, perché non va ascoltata, va vissuta! E' qualcosa che colpisce direttamente il cuore e l'anima, che ti porta in luoghi lontani e suggestivi.
Alla fine del concerto poi c'è la possibilità di scambiare due chiacchiere con i componenti del gruppo, farsi una foto e acquistare un loro cd, magari chiedendo un consiglio proprio agli autori.
Tutto questo si può racchiudere in un antico proverbio irlandese, che descrive appunto un pub dove, come quasi ogni sera, suona un qualche gruppo folk: "Qui non ci sono sconosciuti, ci sono solo amici che non si sono ancora mai incontrati".

sabato 19 gennaio 2008

Chewing a Bubblegum

Mark Lanegan: Bubblegum






Carillon. Così comincia Bubblegum. Un carillon. Minimalista come solo Mark Lanegan riesce a essere. Il carillon stacca, lascia il posto alla musica; subito la voce roca, profonda di Lanegan esce dalle casse "Did you call for the night porter? You smell the blood running warm...". When Your Number Isn't Up: questo è l'inizio di uno degli album più belli che abbia mai ascoltato, un album che mi accompagna negli ultimi due mesi.

Album ricco di collaborazioni illustri, primo tra tutti Greg Dulli (Afgan Wings), poi Duff McKagan e Izzy Stradlin (Guns and Roses) e infine, ma certamente non ultima PJ Harvey, al secolo Polly Jane Harvey, eccentrica e geniale musicista inglese, che condisce con la sua voce, secondo me paradisiaca, le canzoni Hit The City e Come To Me. Bubblegum fu registrato nel 2003, a seguito del lungo e estenuante tour con i QOTSA, ma uscì solo nell'agosto del 2004. Sonorità diverse dai precedenti album rendono l'album forse più ascoltabile, più accessibile per il pubblico, ma come sempre (e per fortuna) non mancano momenti meditativi e di poesia oscura.

Il secondo brano è Hit The City. Non voglio dire nulla, guardatevi il video. Non trovo le parole.
Wedding Dress, la seconda traccia, una ballata, che preannuncia soltanto il sincopatico ritmo di Methamphetamine Blues. Forse la mia preferita di tutto l'album. Se dovessi un giorno masticare della metamfetamina sono sicuro che la sensazione non può che essere quella. Folle quanto basta per farmela piacere al primo ascolto: sporca, veloce, ripetitiva, sono i tre aggettivi che meglio la caratterizzano.
Il contrario, molto più melodica e rassicurante, risulta invece le quinta traccia: One Hundred Days. Mark tiene incollato alle casse, presentando tracce sempre diverse, ognuna che richiama all'ascoltatore altri autori, e di nuovo cambia con la sesta, Bombed, una poesia acustica, accompagnato di nuovo dalla voce di PJ.
Non riesco ancora a capire perchè, ma le settima, Strange Religion mi dà l'idea di un viaggio, sicuramente sarebbe una delle tracce che metterei nel cd intitolato "Ruote 66" (sì, è uno dei miei sogni, coast to coast sulla mitica Route 66).
Sideways In Reverse è invece la traccia che ricorda i mitici Screaming Trees, e che mi riporta indietro nel tempo fino alla mia, ormai lontana, terza superiore. Subito dopo torna la voce femminile di PJ Harvey, in una canzone che può essere il parallelo tra il sesso e la musica. Le due voci si fondono in una sola, in un concerto perfetto di sensualità.
Di nuovo una ballata con Like Little Willie John, per poi tornare alle laneganiane Can't Come Down e Morning Glory Wine. Se mi piace Mark Lanegan c'è un motivo, e queste due canzoni me lo ricordano più forte che mai!
Geniale è Head, canzone che non riesco bene a inquadrare, e forse è proprio questo il motivo che me la fa adorare. Sembra quasi pop, ma non lo è; non saprei davvero.
Segue, al quattordicesimo posto di questo fantastico album una seconda traccia che ci ricorda i QOTSA, al pari di Methamphetamine Blues, ed è Driving Death Valley Blues.A me non ricorda solo loro, mi fa venire in mente anche, e forse anche di più, per la seconda volta, gli Screaming Trees. Sarò malato...
Ultima a chiudere questo fantastico album, la quindicesima canzone: Out Of Nowhere. Di nuovo il marchio di fabbrica Lanegan si fa sentire e chiude l'album con un ritorno al suo stile classico.

Che dire alla fine di questa lunga, e molto probabilmente noiosa, cavalcata attraverso quest'album magnifico? Sinceramente non saprei, posso solo dire che a me è piaciuto tantissimo. Mai noioso, sono riuscito ad ascoltarlo per tantissimo tempo: non posso fare altro che consigliarlo a tutti coloro che amano il rock, e che sicuramente non possono perdersi questo lavoro.

venerdì 18 gennaio 2008

In Rock

DEEP PURPLE
EMI 1970

Tracklist
1) Speed King
2) Bloodsucker
3) Child In Time
4) Flight Of The Rat
5) Into The Fire
6) Living Wreck
7) Hard Lovin' Man
Line-up
Ian Gillan - voce
John Lord - tastiere
Ritchie Blackmore - chitarra elettrica
Roger Glover - basso
Ian Paice - batteria

Premetto subito che In Rock è stato quasi una folgorazione: prima conoscevo i Deep Purple solo come gli autori di Smoke On The Water, ma siccome sentivo tanto parlare di questi Deep, mi sembrava un tantino strano che tutto il loro successo fosse dovuto ad una sola canzone... In realtà, come avrei scoperto di lì a poco, Smoke On The Water è solo un puntino nella lunga carriera musicale di questo gruppo che dal 1969 porta ancora in giro per il mondo il suo rock...

Senza entrare nei meriti di questo disco (non per fare un omaggio alla concorrenza, ma sul web c'è di tutto e di più!) vorrei solo descrivere quello che rappresenta per me In rock e descrivere brevemente le traccie presenti al suo interno, magari facendo qualche considerazione in più sul basso elettrico, cosi almeno sarò ufficialmente fucilato sulla pubblica piazza :)
Pronti allora bimbi a rocckeggiare?

Dopo aver trovato l'album in questione (cosa non molto difficile, lo vendono anche in panetteria penso) subito l'ho inserito nel mio amatissimo lettore immaginando chissà quali riff granitici e distorti, premo play e... Caos allucinante! dalle casse esce un frastuono infernale, un'orgia di strumenti, un'onda d'urto che colpisce e distrugge tutto ciò che trova sul suo percorso (ma è l'inizio o la fine dell'album mi chiedo perplesso), ma poi tutto si calma e una tastiera (uscita chissà da dove) sembra riportare l'ordine e stabilisce quasi un'atmosfera da sogno...Ed ecco un consiglio che mi sento di darvi un po' per esperienza: se tenete alla cristalleria di mamma o, più in generale, se tenete alla mamma, non alzate troppo il volume per sentire questo dolce accompagnamento (lo so che tenta da morire ma non lo fate!), perché pochi secondi dopo, suona la sveglia!!! E via, a tutta velocità!!!. Ecco che cos'è per me l'Hard Rock: Speed King. Non c'è brano che mi ha fatto scattare dalla sedia come questo, che mi agita sempre dal profondo, spingendomi a saltare per la stanza. Come inizio non c'è male!
Subito dopo, per cercare di riportare la calma, inizia la blueseggiante (si dice cosi?) Bloodsucker: ed ecco sfornato un altro capolavoro. Molto divertente da suonare con il basso, presenta la tipica struttura blues, ma con velocità e suono tipicamente rock (in genere l'hard-rock è una soluzione solida tra questi due estremi: scusate l'esempio naturalistico ma non sapevo come spiegarlo! Per chi non lo conoscesse, ci penserà Agron, che con cortesia e disponibilità, farà chiarezza! N.d.a. beccati sta palla Agron!).
E arriviamo cosi alla terza traccia: descrivere Child In Time come un brano è una cosa troppo riduttiva (è come dire che le piramidi sono solo tombe di gente che non c'è più...) e quindi lascerò in sospeso il mio giudizio. Una cosa è certa: la ballata è da sempre il banco di prova di tutti i gruppi rock, ed è qui che si distinguono quelli veramente grandi e a me solo l'introduzione di tastiera mi fa venire la pelle d'oca, figuriamoci poi quando entra la voce di Gillan con i suoi acuti cosi onirici ed eterei, senza contare l'apoteosi che si raggiunge con l'assolo centrale (meno male che "sospendevo il giudizio",ma non ce l'ho fatta ad essere cosi stoico!). Comunque dovete ascoltarla come compito per casa! (mi ringrazierete poi, o almeno spero)
Flight Of The Rats sembra dare la sveglia a coloro che sono ancora confusi per la traccia appena conclusa, li scuote e li riporta alla realtà. Pura velocità e potenza. In altre parole, puro Hard Rock.
Passiamo poi a Into The Fire, un brano forse un po' sottotono rispetto agli altri (non dico mal riuscito, ma per me semplicemente non può competere con quelli sopra citati). Comunque scorre via tranquillamente.
La penultima traccia è Living Wreck. Il punto di forza di questo brano secondo me è il ritornello: semplice ma molto efficace.
Ed infine, un pezzo quasi sperimentale: Hard lovin man. Tiratissimo dall'inizio alla fine, assomiglia quasi ad una lunga cavalcata, costellata da ricami di tastiera e acuti di Gillan che paiono intrecciarsi. E in conclusione uno sferragliare di chitarra che sembra richiamare l'inizio dell'album. Non c'era miglior modo di chiudere in bellezza!

Un ultimo appunto lo vorrei fare sulla registrazione dell'album, che si può considerare abbastanza scadente rispetto a quelle fatte oggi...Ebbene, io trovo in tutto questo un altro punto di forza! Sentire gli amplificatori che sembrano sempre sul punto di esplodere, sparati a tutto volume e inadatti a simile forza e potenza, conferisce all'album un suono duro, grezzo, tagliente ma soprattutto essenziale, che non ha bisogno di tante modifiche, tanti abbellimenti. E' il Rock come dovrebbe essere: duro e puro.
Bonjo

giovedì 29 novembre 2007

Un sogno chiamato Jazz Bass...

Ok, sto scrivendo questo post sull'onda dell'entusiasmo, quindi non so se quello che ne verrà fuori avrà un senso... La verità è che dopo 5 anni di gavetta Greg Bennett (senza nulla togliere a questo, per me, affezionatissimo strumento che mi sta accompagnando per tutti questi anni) sono riuscito a mettere le mie zampette infedeli su uno strumento storico, anche se per poco tempo: il mitico Fender Jazz Bass (vabbene era la versione Highway non quella American Series, ma pur sempre made in U.S.A.!). E allora? Chissene frega? Lasciatemi spiegare! Dalla mia scarsissima esperienza ho sempre visto questo basso come uno dei migliori che ci sono in giro e proprio per questo riponevo grandi aspettative nel giorno in cui avrei avuto la possibilità di provarlo... Ebbene finalmente posso dire come è andata!
Partiamo dalla forma, semplicemente perfetta: il Fender ha quella linea, cosi elegante, morbida e femminile che nessun altro basso possiede, una vera chicca per gli occhi! Le rifiniture non sono proprio cosi precise come nel modello American Series (ad esempio la vernice non è lucidata) ma vi garantisco che vi innamorerete a prima vista! (a me ha fatto impazzire la colorazione 3-Color Sunburst, quella della foto)
I materiali di costruzione: il corpo è in ontano e il manico in acero (come nella versione Americana, con la differenza, non trascurabile, che in quest'ultima il manico è rinforzato con grafite).
In entrambi i modelli i potenziometri sono gli stessi 3: 2 di controllo volume pickup e uno dei toni in generale (e vi garantisco che girando le rotelline la differenza nel suono si sente!). L'elettronica è sostanzialmente la stessa, cambiano invece i pickup, dove i 2 American Jazz Bass Single-Coil sono sostituiti con 2 Standard Vintage Alnico Magnet Jazz Bass Single Coil (ci deve pur essere un motivo se questo aggeggio costa 700 euro meno dell'altro!)
La suonabilità è ottima: non c'è quasi bisogno di premere le corde per emettere suono... E che suono!! sia sulle note più gravi che su quelle più acute ne otterrete sempre uno pulito e costante, degno del nome che porta. Unica pecca, comune però anche agli altri Fender Jazz (tranne qualche modello Deluxe) è il numero dei tasti, che sono "solo" 20.
Ma veniamo ad una delle caratteristiche più interessanti: il prezzo. Il modello che ho provato io ruotava attorno ai 750-800 euro, cifra abbastanza modesta (per chi volesse saperlo, il Jazz Bass American Series si aggira attorno ai 1400-1500, ma in genere tende ad andare verso l'alto, mai verso il basso!). Incide il fatto che, oltre ad indubbie caratteristiche di suono (che però io ancora non riesco a sentire), come dicevo prima la vernice non è lucidata e non c'è la custodia rigida Fender allegata (che solo quella costa più di 100 euro!), ma una semplice semirigida.
In conclusione (come se non l'aveste già capita)? Sono rimasto veramente soddisfatto di questo strumento (anche se per l'impazienza di provarlo non ho fatto esercizi di riscaldamento e adesso ho un polso completamente bloccato...). Ora aspetto solo la possibilità di provare anche un Fender Jazz made in Mexico e confrontare le due alternative (oltre che trovare i soldi per comprarlo, ovviamente...)
Bonjo

domenica 25 novembre 2007

Il Signor Bonjo, suppongo...

Prima di cominciare a parlare di musica, ho ritenuto necessario (probabilmente a torto!) fare una breve introduzione su di me (il solito egocentrico!) per farvi capire quali sono i generi che mi piacciono di più e anche il perché. Innanzitutto, sono un bassista (oddio preferisco pseudo-bassista). Il problema è che non sono un chitarrista mancato, ma ho scelto di mia spontanea volontà e con il pieno possesso delle mie capacità mentali questa "chitarra senza due corde" (cosa pensavo fosse il basso un minuto prima di provarlo!). Problema ancora più grave è che, un minuto dopo averlo provato, mi sono innamorato perso di questo meraviglioso strumento, che con l'andare del tempo mi sta regalando grandi soddisfazioni. Indi per cui a me piace la musica dove si senta un bel po' di "bum-bum", ma non un "bum-bum" cosi a caso, ma un "bum-bum" fatto bene, fantasioso ed efficace. Tra i bassisti che mi piacciono di più ci stanno Roger Glover (Deep Purple), Mike Porcaro (Toto), John Illsley (Dire Straits), Cliff Burton (Metallica), Donald Dunn (Blues Brothers), Steve Harris (Iron Maiden), Faso (Elio E Le Storie Tese), naturalmente Jaco Pastorius (soprattutto nei Weather Report), il mio maestro di basso (al secolo Giacomino) e qualcun altro che mi sono dimenticato, come ad esempio John Deacon (Queen). Il genere musicale che mi piace di più principalmente è quindi il Rock Hard-Rock, ma non disdegno le più svariate contaminazioni e influenze, dal Blues al Folk, un pizzico di Jazz e un po' di Metal (ma che non scada mai nell'eccesso!). Dico questo perché ci sono interi generi musicali (come il Grunge, il Pop e, purtoppo, il Funky) di cui sono un ignorante completo e che anche all'interno dello scenario Rock ci sono tante cose che mi sono ancora oscure. Comunque avevo deciso, se ci riesco, di portare avanti due tipi di post musicali: uno di descrizione ed uno, se me lo consentono :-), di "filosofia del basso". Da oggi parte dunque la settimana Rock ove chiunque di voi può descrivere, commentare e quant'altro, un gruppo, un disco, una canzone che abbia a che fare con questo scenario. Io partirò da "In Rock", uno dei capolavori dei Deep Purple.
Al prossimo post allora e ricordatevi: troppo headbanging davanti allo schermo può essere pericoloso!
Bonjo

venerdì 16 novembre 2007

La musique est le seul de talents qui jouit de soi meme

“La musica è il solo talento che diletti se stesso;
tutti gli altri hanno bisogno di testimoni.”


Marmontel - Contes Moraux

La musica è uno dei fenomeni globali più importanti di sempre. Con globale intendo che tutti i popoli del mondo, in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo hanno praticato e praticano ancora oggi qualche forma di espressione musicale. A testimonianza di questo, è interessante notare che le prime tracce di uno strumento musicale (un flauto d’osso) risalgono a quarantamila anni fa. Tale strumento è cosi perfezionato da riuscire a riprodurre una scala esatonale perfetta!

La musica è una delle forme d’arte che più unisce i popoli proprio per il carattere di universalità che la contraddistingue. E’ uno dei linguaggi più semplici e immediati, ma al tempo stesso capace di suscitare forti emozioni, di riportare alla mente immagini, sensazioni, ricordi lontani e di farceli rivivere con la stessa intensità, di farci tornare bambini, anche se per lo spazio di una sola canzone... Il fatto poi che chiunque può avvicinarsi a quest' "arte" evidenzia ancora di più il suo carattere di universalità: anche senza l'obbiettivo di diventare il nuovo Hendrix o Pastorius che dir si voglia, tutti possono prendere uno strumento in mano e strimpellarlo, da solo o in compagnia, traendone una soddisfazione del tutto personale, che và al di la della fama o del successo.

Oggi la musica è diventata un fenomeno mediatico e come tale è andata incontro ad esigenze e gusti sempre più particolari, suddividendosi al suo interno in tantissimi generi differenti:Rock, Hard-Rock, Blues, Punk, Metal, Funky, Pop etc... L'idea era quella di cercare di esplorarli assieme, attraverso la descrizione di un album, un artista, uno strumento o un brano che sono significativi all'interno di quel genere. Come sempre, vista la grandezza dell'impresa, è impensabile poter affidare tutto ad un'unica persona...
Alla prossima dunque e non dimenticatevi: Let's Rock!
Bonjo