Di tutti i posti in cui sono stata (non sono stati poi tanti, va beh, ma dirlo così fa scena), l’unico di cui non dico che “mi piacerebbe” ma che “voglio” tornarci è la Scozia.
Il motivo non lo so mai spiegare se non con la sensazione di “ci sto bene” che mi ha dato quando, un tot di anni fa, ne ho girato una buona parte in auto durante una vacanza in comitiva.
I motivi di lamentazioni e borbottii altrui – le stanze dei b&b troppo piccole, il gallo della fattoria che ci ospitava che cantava troppo presto, il mare troppo mosso durante la traghettata verso le Orcadi, l’inglese duro e smozzicato della gente, e via dicendo – per me non esistevano, annichilati dai saliscendi del paesaggio, dalle soste improvvisate per “pocciare” i piedi nel mare limpido e gelato in pieno agosto, dalle distese di erica e pecore, dal the (o dallo whisky) che ci aspettava immancabilmente quando arrivavamo in certi b&b piccolissimi, tre stanze al massimo, gestiti da famiglie o da coppie un po’ in là con l’età.
Il nostro viaggio di allora, iniziato a Edimburgo con la sola direzione “verso nord”, era stato preparato per mesi. Guide, siti, consigli, programmi e piantine stradali alla mano, eravamo saliti nel nostro monovolume con volante a destra pronti alla ventura e senza troppe fisime. Fin tanto che si arrivava al b&b di quella notte, e fintanto che si trovava un pub in cui cenare e annegare nella birra la stanchezza della giornata, tutto il resto si poteva modificare.
È così che ho toccato con mano il manto delle vacche dai capelli lunghi, che ho visitato castelli e dimore mantenuti come se il tempo non fosse passato, che alle Orcadi ho visto un pezzetto di casa prima (la cappella degli Italiani, costruita dai prigionieri di guerra e conservata dagli scozzesi) e Skara Brea poi, un villaggio preistorico così intriso dello spirito scozzese che non si fa scrupolo a dire “al tempo delle piramidi io ero già storia”.
Troppo c’è da dire sulla Scozia per condensare in modo logico in un solo post, quindi perdonatemi e permettetemi di divagare.
Muovete quel culo
Non rinunciate all’isola di Skye, con Dunvegan Castle – casa dei MacLeod – a ridosso del mare e il suo parco boscoso e avvolgente. Percorrete almeno un tratto della strada del nord, da John O’ Groats a Durness all’alba o al tramonto quando le colline da un lato e il mare dall’altro vi faranno credere di essere in un caleidoscopio gigante.
Accontentavi di un sandwich e uno yogurt presi al Tesco a mezzogiorno, e rifatevi la bocca cenando in un pub con hamburger di manzo, insalatine e chips annegate nell’aceto da mandar giù con pinte di birra intere, che se tanto ne ordinate una mezza fanno finta di non sentirvi. Prendetene ogni volta una diversa, la scelta è vastissima e provarne il più possibile è un obbligo morale. E ricordatevi che, nel migliore dei casi, le ordinazioni per la cena chiudono alle 19.30 (e che pasta&pizza si evitano a prescindere).
Lasciatevi andare
Escludete gli alberghi e scegliete dal sito del turismo i b&b in cui dormire, se vi spostate in continuazione uno diverso per notte, se ci riuscite il più piccolo che trovate. Gli scozzesi che abbiamo incontrato in questo modo sono ospitali, gentili, pronti a fare quattro chiacchiere e a consigliare – in un caso, per noi, addirittura ad invitarci al loro seguito – piccole feste di paese o fiere locali nelle quali assistere al lancio del tronco, ascoltare il concerto della banda con la cornamusa, rifiutare garbatamente il piatto locale d’haggis (non volete sapere, credetemi) e ammirare uomini disinvolti nel proprio kilt, orgogliosi e fieri nel mostrare il tartan di famiglia.
Nel limite del possibile non negatevi niente, né una visita alle scogliere a strapiombo sul mare, con le foche che sguazzano decine e decine di metri più in basso, né una passeggiata lungo Princess Street a Edimburgo, con librerie su 4 piani e centri commerciali a pochi metri dalle botteguccie e dai negozietti che vi affiancheranno nei viottoli che si inerpicano verso il Royal Mile. Evitate il pub pieno di stranieri (come voi) e gente alla moda e cercatene uno con almeno tre vecchietti dentro, e passate due ore a vederli alzarsi col bastone in una mano verso il bancone per riempire il boccale una, due, tre volte.
Perdetevi
Imboccate quella stradina che vi tenta sulla destra e salutate la famiglia nella cui fattoria dai muretti bassi e con le vacche al pascolo in giardino sbucherete. Fermatevi a quel grumo di quattro case, una chiesa, una cabina del telefono e venti pecore a sgranchirvi un po’ le gambe, magari anche fra le pietre del vecchio cimitero in disuso da decenni ma ancora pulito e pettinato da non si sa bene chi.
Prendetevi tempo
Per quanto mi dolga dirlo, se il tempo a disposizione non è molto rinunciate a qualcosa, ma godetevi il resto. Non saltate da un castello all’altro come cavallette impazzite, non correte sulle stradine sghembe alla ricerca dell’ultimo museo, dell’ultima distilleria, dell’ultimo monumento.
Ogni castello ha attorno un parco che vi implora di percorrere i suoi sentieri, di scoprire i suoi piccoli giardini rinchiusi fra alte mura, di ascoltare la tranquillità che secoli di cure gli hanno donato.
I due parchi di Dunrobin Castle – casa del Clan Sutherland – e di Dunvegan Castle, che non ho visitato perché altri erano i programmi e debole la mia capacità di impormi, mi sono rimasti impressi come scorci colti dal finestrino dell’auto e null’altro che un (patetico) “se solo…”
Nel programmare l’itinerario tenetevi almeno un paio di ore libere al giorno da riempire al momento fermandovi a bordo strada per lasciar passare un gregge, chiedendo info sulle curiosità locali al gestore del mini-market, riparandovi dopo una corsa sotto una tettoia dalle solite, immancabili, quattro goccioline d’acqua o passeggiando a testa in su fra gli edifici di una di quelle scuole a convitto come nemmeno HarryPotter è riuscito a farci immaginare.
Ok, lo ammetto: sto straparlando. Ma penso che il punto della relazione fra me e la Scozia sia chiaro: se potessi me la sposerei.
Quindi, nel caso un giorno sparissi, il primo dei due-tre posti dove cercarmi è lì.
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domenica 26 ottobre 2008
venerdì 8 febbraio 2008
Colori e musica di una terra ancora tutta da scoprire...
"I remember Dublin City, in a rare old time" - Canzone popolare irlandese

Irlanda... La prima sensazione che mi viene in mente sentendo questo nome è nostalgia, nostalgia per quelle meravigliose brughiere di color smeraldo e solitarie, per le scogliere a picco sull'Oceano, per la gente chiacchierona e simpatica, per i castelli diroccati in cima ad una rupe accarezzati dal vento umido dell'Atlantico, per quei colori fantastici, cosi accesi ma perennemente scintillanti per l'incessante pioggia, per la musica che fuoriesce da ogni angolo della strada... Eppure, prima di partire, la parola che associavo a questo nome era un'altra, più semplice e immediata: Birra!!(o Guinness se preferite).
L'idea di partire per l'Irlanda ci frullava in testa già da un pò di tempo. Alla fine fu decisa come meta per le meritate (?) ferie post-esame di stato. Quattro baldi giovani erano decisi a festeggiare l'avvenuta maturità nel migliore dei modi: due settimane a zonzo per la suggestiva isola di Erin, con tappe fisse per fare rifornimento di cibo ma, soprattutto, di bevande. L'idea era pazzesca; per una volta non saremmo stati noi a cercare il Pub, ma era il Pub che avrebbe trovato noi...
In realtà le cose andarono in maniera ben diversa...
E cosi ci mettemmo in viaggio. Partenza da Pisa, con scalo intermedio a Londra, precipitoso cambio aereo, e poi via verso Dublino (esattamente un anno dopo sarebbe stato inaugurato un volo diretto low cost Pisa-Dublino, la solita sfortuna).
Durata del viaggio due settimane. Per rendere più agevole la visualizzazione del percorso da noi effettuato ho fatto ricorso ai nostri potenti mezzi informatici (ed una buona dose di pazienza!), colorando le varie tappe del nostro viaggio descritte nei prossimi post in modo differente.
In rosso: Dublino e dintorni (compreso Glendalought e Powerscourt)
In blu: Kilkenny, Limerick e Rock Of Cashel
In verde: Galway e le Isole Aran
In giallo: Connemara e Cliff Of Moher
In rock: vedi un paio di post più in giù!
Naturalmente non penso che tale ordine verrà rispettato: da una parte perchè di cose da dire ce ne sono veramente tante (un unico post su Dublino sarebbe troppo riduttivo!), dall'altra perchè avevo pensato di aggiungere qualche curiosità, soprattutto per quanto riguarda la musica e la storia di quest'isola.
L'unico consiglio che mi sento di darvi prima di mettervi in viaggio è il seguente: comprate un bell'impermiabile, ne avrete davvero bisogno!!
P.S. Siccome siamo in tema, volevo spendere due righe per augurare al mio carissimo amico Marco un buon viaggio ed una buona permanenza per il suo soggiorno australiano, con una piccola raccomandazione: Occhio ai canguri!!!
Bonjo
Irlanda... La prima sensazione che mi viene in mente sentendo questo nome è nostalgia, nostalgia per quelle meravigliose brughiere di color smeraldo e solitarie, per le scogliere a picco sull'Oceano, per la gente chiacchierona e simpatica, per i castelli diroccati in cima ad una rupe accarezzati dal vento umido dell'Atlantico, per quei colori fantastici, cosi accesi ma perennemente scintillanti per l'incessante pioggia, per la musica che fuoriesce da ogni angolo della strada... Eppure, prima di partire, la parola che associavo a questo nome era un'altra, più semplice e immediata: Birra!!(o Guinness se preferite).
L'idea di partire per l'Irlanda ci frullava in testa già da un pò di tempo. Alla fine fu decisa come meta per le meritate (?) ferie post-esame di stato. Quattro baldi giovani erano decisi a festeggiare l'avvenuta maturità nel migliore dei modi: due settimane a zonzo per la suggestiva isola di Erin, con tappe fisse per fare rifornimento di cibo ma, soprattutto, di bevande. L'idea era pazzesca; per una volta non saremmo stati noi a cercare il Pub, ma era il Pub che avrebbe trovato noi...
In realtà le cose andarono in maniera ben diversa...
E cosi ci mettemmo in viaggio. Partenza da Pisa, con scalo intermedio a Londra, precipitoso cambio aereo, e poi via verso Dublino (esattamente un anno dopo sarebbe stato inaugurato un volo diretto low cost Pisa-Dublino, la solita sfortuna).
Durata del viaggio due settimane. Per rendere più agevole la visualizzazione del percorso da noi effettuato ho fatto ricorso ai nostri potenti mezzi informatici (ed una buona dose di pazienza!), colorando le varie tappe del nostro viaggio descritte nei prossimi post in modo differente.
In rosso: Dublino e dintorni (compreso Glendalought e Powerscourt)
In blu: Kilkenny, Limerick e Rock Of Cashel
In verde: Galway e le Isole Aran
In giallo: Connemara e Cliff Of Moher
In rock: vedi un paio di post più in giù!
Naturalmente non penso che tale ordine verrà rispettato: da una parte perchè di cose da dire ce ne sono veramente tante (un unico post su Dublino sarebbe troppo riduttivo!), dall'altra perchè avevo pensato di aggiungere qualche curiosità, soprattutto per quanto riguarda la musica e la storia di quest'isola.
L'unico consiglio che mi sento di darvi prima di mettervi in viaggio è il seguente: comprate un bell'impermiabile, ne avrete davvero bisogno!!
P.S. Siccome siamo in tema, volevo spendere due righe per augurare al mio carissimo amico Marco un buon viaggio ed una buona permanenza per il suo soggiorno australiano, con una piccola raccomandazione: Occhio ai canguri!!!
Bonjo
sabato 26 gennaio 2008
The Italian Rover
Viaggiare è assieme alla musica un altro dei miei maggiori interessi. A volte non mi importa neanche la meta, l'importante è mettersi in marcia e aggirarsi con una buona dose di curiosità in luoghi nuovi. La maggior parte dei miei viaggi non necessita di un'organizzazione degna di questo nome. A volte si decide il da farsi pochi giorni prima di partire (se non il giorno stesso della partenza), altre volte invece più semplicemente ci pensa Tomish, l'Organizzatore Supremo del Gruppo Vacanze, il solo che ha la facoltà di farci tornare a casa una volta partiti (e per questo venerato e rispettato)!
Di solito, come tutti i mortali, le vacanze propriamente dette (cioè quelle che in genere durano più di un fine settimana) si addensano specialmente durante le ferie estive. Durante questo periodo ho avuto la possibilità di visitare posti veramente meravigliosi: dalle struggenti scogliere a picco sull'Oceano Atlantico in Irlanda, alle mura assolate dell'Alhambra moresca in Spagna, passando per una faticosa ma suggestiva scalata dei Monti Tatra in Polonia.
Forse per qualcuno le nostre non possono nemmeno essere considerate vacanze, dal momento che giriamo come matti dalla mattina alla sera, visitando musei, chiese, monumenti e strade al limite delle capacità umane (a volte anche superandole, con risultati disastrosi!), ma per noi è una cosa normale essere turisti "attivi", cioè non limitarci ad osservare un luogo, ma conoscerlo il più possibile, tramite la sua storia, le sue particolarità e le sue usanze, senza dimenticare il lato allegro e divertente che queste esperienze portano irrimediabilmente con se. Sia ben chiaro, comunque, che non ho niente contro quelli che se ne stanno beatamente a prendere il sole in spiaggia, perché di solito dopo essere tornati da una delle nostre gite, anche noi abbiamo bisogno di un bel periodo di riposo al mare (dato che torniamo molto più stanchi di quando siamo partiti, ed anche più magri, ma questa è un'altra storia...)!
Le mete delle nostre 3 gite estive sono state nell'ordine: Irlanda nell'estate della maturità liceale raggiunta (con molti dubbi!) nel 2005, in Polonia per intercessione della nostra guida Italo-Polacca nel 2006 e in Spagna nel 2007. Tutti questi viaggi sono stati ricchi di avvenimenti e di piacevoli scoperte, anche se, con poco tempo a disposizione, è stata una vera e propria gara contro il tempo. Una cosa molto importante nella buona riuscita della vacanza sono stati sicuramente i miei compagni di viaggio, che hanno una visione molto simile alla mia e che non si sono mai tirati indietro di fronte agli immancabili inconvenienti e difficoltà.
L'idea generale di questa nuova sezione era quella di descrivere brevemente i luoghi da me visitati, magari (grazie all'utilizzo delle nostre tecniche all'avanguardia) tracciando il percorso dei nostri vagabondaggi. Per descrizione non intendo una spiegazione di tipo scolastico (le guide che ci portiamo appresso servono proprio a questo!), ma semplicemente un'idea, un ricordo personale o un'emozione che mi ha trasmesso un determinato paesaggio, un castello o un quadro in una galleria d'arte. Come sempre poi invito tutti quanti a fare la stessa cosa, anche perché per quest'anno ancora non abbiamo deciso la meta delle nostre vacanze e per questo qualche suggerimento è sempre ben accetto!
Bonjo
Di solito, come tutti i mortali, le vacanze propriamente dette (cioè quelle che in genere durano più di un fine settimana) si addensano specialmente durante le ferie estive. Durante questo periodo ho avuto la possibilità di visitare posti veramente meravigliosi: dalle struggenti scogliere a picco sull'Oceano Atlantico in Irlanda, alle mura assolate dell'Alhambra moresca in Spagna, passando per una faticosa ma suggestiva scalata dei Monti Tatra in Polonia.
Forse per qualcuno le nostre non possono nemmeno essere considerate vacanze, dal momento che giriamo come matti dalla mattina alla sera, visitando musei, chiese, monumenti e strade al limite delle capacità umane (a volte anche superandole, con risultati disastrosi!), ma per noi è una cosa normale essere turisti "attivi", cioè non limitarci ad osservare un luogo, ma conoscerlo il più possibile, tramite la sua storia, le sue particolarità e le sue usanze, senza dimenticare il lato allegro e divertente che queste esperienze portano irrimediabilmente con se. Sia ben chiaro, comunque, che non ho niente contro quelli che se ne stanno beatamente a prendere il sole in spiaggia, perché di solito dopo essere tornati da una delle nostre gite, anche noi abbiamo bisogno di un bel periodo di riposo al mare (dato che torniamo molto più stanchi di quando siamo partiti, ed anche più magri, ma questa è un'altra storia...)!
Le mete delle nostre 3 gite estive sono state nell'ordine: Irlanda nell'estate della maturità liceale raggiunta (con molti dubbi!) nel 2005, in Polonia per intercessione della nostra guida Italo-Polacca nel 2006 e in Spagna nel 2007. Tutti questi viaggi sono stati ricchi di avvenimenti e di piacevoli scoperte, anche se, con poco tempo a disposizione, è stata una vera e propria gara contro il tempo. Una cosa molto importante nella buona riuscita della vacanza sono stati sicuramente i miei compagni di viaggio, che hanno una visione molto simile alla mia e che non si sono mai tirati indietro di fronte agli immancabili inconvenienti e difficoltà.
L'idea generale di questa nuova sezione era quella di descrivere brevemente i luoghi da me visitati, magari (grazie all'utilizzo delle nostre tecniche all'avanguardia) tracciando il percorso dei nostri vagabondaggi. Per descrizione non intendo una spiegazione di tipo scolastico (le guide che ci portiamo appresso servono proprio a questo!), ma semplicemente un'idea, un ricordo personale o un'emozione che mi ha trasmesso un determinato paesaggio, un castello o un quadro in una galleria d'arte. Come sempre poi invito tutti quanti a fare la stessa cosa, anche perché per quest'anno ancora non abbiamo deciso la meta delle nostre vacanze e per questo qualche suggerimento è sempre ben accetto!
Bonjo
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