Buongiorno a tutti!!!
Sono di ritorno dall'ennesimo concerto settimanale, il quarto per la precisione, e naturalmente voglio condividere con voi tutti la mia immensa gioia! Innanzitutto perché, tra i quattro concerti sopramensionati, ben due mi hanno visto protagonista in prima persona con il mio gruppo, i Chaos Theory, che finalmente hanno esordito guadagnandosi subito un bellissimo secondo posto. Niente da ridire, i gruppi che si sono affrontati erano tutti veramente molto preparati. Alla fine l'hanno spuntata i Funk Totum (immaginatevi che genere suonano su!), seguiti appunto da noi (genere Trash Metal, indicatissimo per una festa dell'unità!) e dal Punk-Rock dei Raul Duke, per poi arrivare fino al Folk-Rock degli Ospiti... Veramente un'esperienza fantastica, soprattutto perché ho avuto la possibilità di conoscere tantissimi musicisti veramente in gamba, e poi anche perché il primo live non si scorda mai...
Comunque veniamo al dunque. Ieri sera ho finito la maratona musicale a Pistoia in compagnia dei mitici, inarrivabili, emozionanti, amabili, infallibili Deep Purple!! Si proprio loro, quelli che hanno scritto Smoke On The Water!
Arrivo in piazza di Pistoia alle sei in punto. Breve ricerca di un luogo dove rifocillarsi e poi via, direttamente in piazza, a ritmo Rock! S'arriva che la piazza è ancora mezza deserta, nonostante già dal primo pomeriggio stiano suonando gruppi più o meno blues. Ci si accampa ad una ventina di metri dal palco, in religiosa attesa...
Ore 21:00 circa. Sul palco sale il mitico Tommy Emmanuel, uno dei più grandi chitarristi contemporanei. Vederlo suonare è una cosa spettacolare e inquietante al tempo stesso... Da una parte perché ti lascia a bocca aperta vedere e sentire quello che sa fare con una chitarra in mano, dall'altra perché la tua autostima musicale, magari appena risollevata dall'aver imparato il pezzo di basso di Smoke On The Water (che magari all'inizio ti sembra anche troppo difficile), ne risente terribilmente...
Esegue una decina di brani, ogni volta incantando il pubblico con qualcosa di nuovo... Una volta utilizza la chitarra come una specie di bongo, un'altra volta suonando le corde nella paletta (!)... La fine del suo concerto vede me e il mio maestro di basso discutere sulla possibilità o meno che riesca a far suonare anche la tracolla...
Ore 22:45 circa. C'è tensione nell'aria e anche un po' di nervosismo. Stare in piedi cinque ore al caldo in mezzo a tanta gente minerebbe l' animo anche dei santi, figuriamoci quello di un gruppo di scalmanati in attesa dei Purple... E loro non arrivano...
Ore 11:00. La musica si spenge e le luci si accendano. La folla comincia a rumoreggiare... Dall'alto dei miei due metri e quattro vedo perfettamente il palco, e anche l'inconfondibile scintillio di una chiavetta di un basso che si sta sistemando, e una bandana color argentato. "O mio Dio" penso "ma quello è papà Glover!". Un attimo di silenzio percorre lo spiazzo, per poi scoppiare in un boato fragoroso appena Ian Gillan e soci fanno il loro ingresso sul palco! Panico assoluto... Per un minuto non si sente altro che grida, battito di mani e annessi urli di gaudio. Poi tutto ha inizio... Qualche colpo di tom e grancassa annunciano l'intro di Picture Of Home, mentre io quasi piango dalla commozione!Che bello!! Dopo tre minuti esatti comincio a fremere perché so quello che sta per avvenire. Prendo la mia ragazza in collo,cosi che anche lei possa vedere (mi dispiace un pò per quelli dietro di me...) e comincio ad urlarle come un ossesso "guarda Roger!!". Quindici secondi dopo si sente l'inconfondibile salto di ottave di basso...Bellissimo!!
Un applauso fragoroso sigilla la fine del primo brano. Ma lo spettacolo continua!! Si passa a The thing i never said, per poi approdare ad una canzone contenuta nel loro primo album, Into the Fire. Poi tanti altri brani che non posso descrivere per mancanza di tempo e spazio (ma soprattutto di sonno!), per arrivare ad un finale veramente scoppiettante. Basta citare le ultime cinque canzoni: Space Trucking, Highway Star, Smoke On The Water e il bis con Hush e Black Night! Come potrei descrivere l'emozioni durante queste canzoni? Highway Star l'ho cantata (stonato come mi ritrovo) dall'inizio alla fine e, non contento, ho pure doppiato con un "po-po" il riff dell'assolo di tastiera e chitarra. Appena sentiti i primi accordi di Smoke On The Water è venuto giù il mondo! Che spettacolo, non ci potevo credere! Da quante volte l'avrò sentita rifare dai gruppi più disperati, all'inizio ho pensato "poteva mancare Smoke On The Water dei Deep Purple?". Poi mi sono accorto che Loro erano i Deep Purple!! Finale al cardiopalmo con Black Night e nel mezzo un altro bell'assolo di basso di Glover.
Ore 1:20. Torniamo alla macchina. Siamo tutti e quattro esausti ma felici. Rassicuro il guidatore che gli farò compagnia durante il viaggio di ritorno. Venti secondi dopo crollo e mi addormento, risvegliandomi al casello del Valdarno verso le 2:30...
Insomma, nonostante l'assenza di Lazy (un pò ci speravo) e la voce di Ian Gillan che a volte mancava (bè ha sessantatrè anni!) è stato veramente un concerto favoloso... Da vere Rock-Star!!!!
bonjo
domenica 13 luglio 2008
sabato 5 luglio 2008
Elio e le Storie Tese: live in Montale 4 luglio 2008
Di ritorno da un concerto epocale a Montale!
Che dire? E' la seconda volta che assisto ad un concerto di Elio e le Storie Tese, ed ogni volta è una scoperta e un divertimento nuovo!
Che Elio & company siano dei musicisti di prim'ordine penso che sia fuori discussione. Che siano divertenti da vedere e sentire anche. Ma la cosa più bella è che tutte le volte riescono ad inventarsi qualcosa di nuovo!
Ma andiamo per ordine...
Montale, 4 luglio 2008. A distanza di un anno esatto sono pronto al concerto del nuovo tour. Si fanno un po' attendere sul palco, ma poco importa, poiché già la salivazione è in aumento dopo aver visto lo Yamaha trb6 parcheggiato sul suo piedistallo, posizionato (non a caso!) proprio a una ventina di metri davanti a me. La folla rumoreggia, si assiste ad un via vai di tecnici che accordano la stessa chitarra almeno sei volte (dico io, ma che facevano?Uno la scordava e l'altro la riaccordava?Mah!). Prove dei microfoni tutto ok. Si abbassano le luci e la musica di sottofondo. Si parte finalmente!! Arrivano i musicisti, che sfoggiano dei bellissimi vestiti tipo teatranti dei primi dell'Ottocento. Poche battute, per lasciare tutto lo spazio alla musica!
Belle sorprese sul palco: innanzitutto lo Yamaha trb6 (l'avevo già detto?Pazienza!) e naturalmente colui che lo suona, il mitico Faso. Poi il ritorno di Rocco Tanica, che però è sostituito da un alieno Extraterrestre, Aleppe, del pianeta ì (leggesi ì). La presenza di una voce femminile veramente evocativa (Paola Folli), di un sassofonista (Daniele Comoglio ) e un trombettista (Davide Ghidoni), oltre naturalmente a Cesareo (chitarra), Jantoman (ulteriori tastiere) e il mio musicista preferito, Mangoni!
(Attenzione! Qui di seguito verranno svelate le traccie presenti sul cd brulè, se qualcuno preferisce la sorpresa, è pregato di saltare!)
Le traccie? Dopo l'intro (Plafone) si parte con Ignudo tra i nudisti, seguita a ruota da Gargaroz (bellissima) per poi deviare sui grandi classici con Mio Cuggino. Sempre sulla scia di "operazione nostalgia", si odono le note di T.V.U.M.D.B. Pausetta per scambiare due battute (e incolpare il solito ignoto che con i suoi urli sta rovinando il disco), e si riparte a ritmo di samba, con El Pube (questa mi ha fatto quasi piangere dal ridere!). Si lascia spazio a Amico Uligano, interpretato molto bene da Mangoni che continuamente tira un pallone in una porta messa sul palco. Poi, siccome Montale è noto per essere la patria della disco music, si ha Medley Dance, un miscuglio dei brani Pipppero, La Chanson, Discomusic e Born To Be Abramo. Segue un brano più tranquillo e acustico (Fossi Figo) e in chiusura del cd Brulè la celeberrima Parco Sempione.
Successivamente sono state eseguite tantissime altre canzoni, molte delle quali presenti sul loro nuovo album (eh bé, è il tour promozionale!), però non sono mancati momenti commoventi, come quando si sono sentiti i primi accordi di Tapparella o il cambio di strumenti che fa da preludio a Oratorium. Per il resto semplicemente fantastici!
Note positive: tantissime. A partire dal prezzo del biglietto, 16 euro, che è più basso della media di altre esibizioni analoghe. Per di più hanno suonato per più di un'ora e mezzo (anche se a detta di Elio in playback, perché sarebbe stato impossibile suonare cosi bene!).
Sorvolando sulla perfezione di esecuzione, che è ormai un dato assodato (e solo questo è un motivo più che valido per andare a sentire un concerto):
-Bellissimo il pezzo di slap sul manico (!) di Faso nell'Intro di Mio Cuggino.
-La diteggiatura di Faso sulla tastiera del suo sei corde (non perde mai la posizione, una cosa incantevole da vedersi!)
-Gli assoli di Faso sulla tastiera del suo sei corde
-L'accompagnamento di Faso sulla tastiera del suo sei corde
-Faso
-Il suo sei corde
-Momento esilarante durante l'esecuzione di Suicidio a Sorpresa, quando Mangoni (sempre lui!) ha incendiato una chitarra sul palco...
-Tralascio le battute varie tra una canzone e l'altra.
-Il cd Brulè alla fine del concerto.
Unica pecca, se posso permettermi, è il fatto che molti brani "storici", come Servi della Gleba, Cara ti Amo, Cassonetto Differenziato e Burattino senza Fichi non hanno trovato spazio nella scaletta. Peccato, perché apparte il fatto che sono sempre molto belli da cantare, hanno tolto un bel po' di sano slap a Faso (che non fa mai male)... Ma vi assicuro che lo spettacolo è garantito lo stesso!
Bonjo
Che dire? E' la seconda volta che assisto ad un concerto di Elio e le Storie Tese, ed ogni volta è una scoperta e un divertimento nuovo!
Che Elio & company siano dei musicisti di prim'ordine penso che sia fuori discussione. Che siano divertenti da vedere e sentire anche. Ma la cosa più bella è che tutte le volte riescono ad inventarsi qualcosa di nuovo!
Ma andiamo per ordine...
Montale, 4 luglio 2008. A distanza di un anno esatto sono pronto al concerto del nuovo tour. Si fanno un po' attendere sul palco, ma poco importa, poiché già la salivazione è in aumento dopo aver visto lo Yamaha trb6 parcheggiato sul suo piedistallo, posizionato (non a caso!) proprio a una ventina di metri davanti a me. La folla rumoreggia, si assiste ad un via vai di tecnici che accordano la stessa chitarra almeno sei volte (dico io, ma che facevano?Uno la scordava e l'altro la riaccordava?Mah!). Prove dei microfoni tutto ok. Si abbassano le luci e la musica di sottofondo. Si parte finalmente!! Arrivano i musicisti, che sfoggiano dei bellissimi vestiti tipo teatranti dei primi dell'Ottocento. Poche battute, per lasciare tutto lo spazio alla musica!
Belle sorprese sul palco: innanzitutto lo Yamaha trb6 (l'avevo già detto?Pazienza!) e naturalmente colui che lo suona, il mitico Faso. Poi il ritorno di Rocco Tanica, che però è sostituito da un alieno Extraterrestre, Aleppe, del pianeta ì (leggesi ì). La presenza di una voce femminile veramente evocativa (Paola Folli), di un sassofonista (Daniele Comoglio ) e un trombettista (Davide Ghidoni), oltre naturalmente a Cesareo (chitarra), Jantoman (ulteriori tastiere) e il mio musicista preferito, Mangoni!
(Attenzione! Qui di seguito verranno svelate le traccie presenti sul cd brulè, se qualcuno preferisce la sorpresa, è pregato di saltare!)
Le traccie? Dopo l'intro (Plafone) si parte con Ignudo tra i nudisti, seguita a ruota da Gargaroz (bellissima) per poi deviare sui grandi classici con Mio Cuggino. Sempre sulla scia di "operazione nostalgia", si odono le note di T.V.U.M.D.B. Pausetta per scambiare due battute (e incolpare il solito ignoto che con i suoi urli sta rovinando il disco), e si riparte a ritmo di samba, con El Pube (questa mi ha fatto quasi piangere dal ridere!). Si lascia spazio a Amico Uligano, interpretato molto bene da Mangoni che continuamente tira un pallone in una porta messa sul palco. Poi, siccome Montale è noto per essere la patria della disco music, si ha Medley Dance, un miscuglio dei brani Pipppero, La Chanson, Discomusic e Born To Be Abramo. Segue un brano più tranquillo e acustico (Fossi Figo) e in chiusura del cd Brulè la celeberrima Parco Sempione.
Successivamente sono state eseguite tantissime altre canzoni, molte delle quali presenti sul loro nuovo album (eh bé, è il tour promozionale!), però non sono mancati momenti commoventi, come quando si sono sentiti i primi accordi di Tapparella o il cambio di strumenti che fa da preludio a Oratorium. Per il resto semplicemente fantastici!
Note positive: tantissime. A partire dal prezzo del biglietto, 16 euro, che è più basso della media di altre esibizioni analoghe. Per di più hanno suonato per più di un'ora e mezzo (anche se a detta di Elio in playback, perché sarebbe stato impossibile suonare cosi bene!).
Sorvolando sulla perfezione di esecuzione, che è ormai un dato assodato (e solo questo è un motivo più che valido per andare a sentire un concerto):
-Bellissimo il pezzo di slap sul manico (!) di Faso nell'Intro di Mio Cuggino.
-La diteggiatura di Faso sulla tastiera del suo sei corde (non perde mai la posizione, una cosa incantevole da vedersi!)
-Gli assoli di Faso sulla tastiera del suo sei corde
-L'accompagnamento di Faso sulla tastiera del suo sei corde
-Faso
-Il suo sei corde
-Momento esilarante durante l'esecuzione di Suicidio a Sorpresa, quando Mangoni (sempre lui!) ha incendiato una chitarra sul palco...
-Tralascio le battute varie tra una canzone e l'altra.
-Il cd Brulè alla fine del concerto.
Unica pecca, se posso permettermi, è il fatto che molti brani "storici", come Servi della Gleba, Cara ti Amo, Cassonetto Differenziato e Burattino senza Fichi non hanno trovato spazio nella scaletta. Peccato, perché apparte il fatto che sono sempre molto belli da cantare, hanno tolto un bel po' di sano slap a Faso (che non fa mai male)... Ma vi assicuro che lo spettacolo è garantito lo stesso!
Bonjo
giovedì 26 giugno 2008
Quanto costa il mondo?
O meglio... Quanto vale la Terra? Immaginiamo che la Terra venga venduta a un manipolo di immobiliaristi fratelli di ET, su cosa si baserebbero per decidere qual'è il prezzo della Terra? Ogni buon impiegato di Tecnocasa sa che ci sono criteri sui quali basarsi per stabilire il prezzo di un immobile, ora, anche se la Terra non è immobile (come qualcuno ci voleva fa credere), ci pensano Costanza e altri studiosi a rispondere a questa domanda.
Costanza e gli altri hanno studiato vari ecosistemi e biomi, poi hanno moltiplicato il valore che veniva fuori per questo per tutta la loro estensione e li hanno sommati insieme. Da questo è venuto fuori che la Terra “smuove” una produzione di ben 16-56 trilioni di US$ (10 alla dodicesima!) l'anno, con una media di 33 trilioni US$ annui. Tutto a fronte di un prodotto interno lordo mondiale di circa 18 trilioni di US$ annui.
Si sono basati sui “servizi” che i vari ecosistemi terrestri svolgono per la Terra e che l'uomo sfrutta inserendo nella propria economia. Questi servizi hanno varie tipologie e vi vengono inserite anche le materie prime prodotte, anche queste intese come un servizio all'umanità. Alcuni esempi, particolarmente interessanti ai giorni d'oggi posso essere: la capacità di accumulare rifiuti; la capacità di assorbire CO2; la difesa da eventi devastanti... Ce ne sono tante categorie, 17 addirittura, molte delle quali sono servizi che autoalimentano il sistema. Una particolarità di questo studio è che pondera solo le risorse rinnovabili, quelle non rinnovabili non vengono nemmeno prese in considerazione. Allora anche le risorse rinnovabili sono poco rinnovabili? Sì, se stressiamo troppo un ecosistema ecco che questo non si rinnoverà.
Costanza si chiede anche quale sia il servizio che è più importante, e quale di questi se viene a mancare è più deleterio. Viene fuori che è di gran lunga il più importante, con un ordine di grandezza sopra gli altri, la “formazione del suolo”. E questo è vero, perchè senza suolo non ci sarà nessun ecosistema e senza nessun ecosistema nessun altro servizio reso all'uomo. Quindi la notizia più brutta che possiamo sentire al telegiornale dovrebbe essere la degradazione del suolo ad opera di attività umane...
Meditate gente meditate...
The value of the world’s ecosystem services and natural capital
Robert Costanza, Ralph d’Arge, Rudolf de Groot, Stephen Farberk, Monica Grasso, Bruce Hannon, Karin Limburg, Shahid Naeem, Robert V. O’Neill, Jose Paruelo, Robert G. Raskin, Paul Sutton & Marjan van den Belt
Costanza e gli altri hanno studiato vari ecosistemi e biomi, poi hanno moltiplicato il valore che veniva fuori per questo per tutta la loro estensione e li hanno sommati insieme. Da questo è venuto fuori che la Terra “smuove” una produzione di ben 16-56 trilioni di US$ (10 alla dodicesima!) l'anno, con una media di 33 trilioni US$ annui. Tutto a fronte di un prodotto interno lordo mondiale di circa 18 trilioni di US$ annui.
Si sono basati sui “servizi” che i vari ecosistemi terrestri svolgono per la Terra e che l'uomo sfrutta inserendo nella propria economia. Questi servizi hanno varie tipologie e vi vengono inserite anche le materie prime prodotte, anche queste intese come un servizio all'umanità. Alcuni esempi, particolarmente interessanti ai giorni d'oggi posso essere: la capacità di accumulare rifiuti; la capacità di assorbire CO2; la difesa da eventi devastanti... Ce ne sono tante categorie, 17 addirittura, molte delle quali sono servizi che autoalimentano il sistema. Una particolarità di questo studio è che pondera solo le risorse rinnovabili, quelle non rinnovabili non vengono nemmeno prese in considerazione. Allora anche le risorse rinnovabili sono poco rinnovabili? Sì, se stressiamo troppo un ecosistema ecco che questo non si rinnoverà.
Costanza si chiede anche quale sia il servizio che è più importante, e quale di questi se viene a mancare è più deleterio. Viene fuori che è di gran lunga il più importante, con un ordine di grandezza sopra gli altri, la “formazione del suolo”. E questo è vero, perchè senza suolo non ci sarà nessun ecosistema e senza nessun ecosistema nessun altro servizio reso all'uomo. Quindi la notizia più brutta che possiamo sentire al telegiornale dovrebbe essere la degradazione del suolo ad opera di attività umane...
Meditate gente meditate...
The value of the world’s ecosystem services and natural capital
Robert Costanza, Ralph d’Arge, Rudolf de Groot, Stephen Farberk, Monica Grasso, Bruce Hannon, Karin Limburg, Shahid Naeem, Robert V. O’Neill, Jose Paruelo, Robert G. Raskin, Paul Sutton & Marjan van den Belt
martedì 13 maggio 2008
Old Boiler Band
Eccoci qui di nuovo...Puntuale e piacevole come la febbre quaternaria, a volte anche quelli che sembrano persi nelle nebbie ritornano! So che dovrei parlare di altre cose (come Dublino) ma i miei amici irlandesi non se ne abbiano, perchè ho trovato un pò di ispirazione e prima che mi passi volevo provare a buttare giù un post decente. Grandi novità quindi; si parlerà di musica!!
Sono stato a sentire in quel di Rosano (Bagno a Ripoli - FI) un gruppo che avevo già avuto l'onore e la possibilità di seguire in un'altra data quasi per caso: gli Old Boiler Band. Prima di gettarmi a capofitto negli elogi, volevo raccontare un pò la mia esperienza.
Come dicevo, il nostro primo incontro avvenne durante un concorso chiamato campanile rock, ove partecipava il mio maestro di basso. Tra i gruppi che si sfidavano, c'erano appunti gli OBB. Ora, come è risaputo, sono quattro le cose che mi fanno smattare in modo particolare: aeroplani della seconda guerra mondiale (non è questo il caso), libri in generale (neanche questo), bei bassi (e li ce n'era qualcuno carino, compreso quello del mio maestro :) e il film dei Blues Brothers.
Ebbene, figuratevi la mia reazione appena sento giungere alle mie incredule orecchie le prime note di She Caught The Katy! Meraviglia delle meraviglie! Se poi uniamo a questo la bellezza del basso e anche la perfezione di esecuzione, capirete che mi trovavo ad un passo dall'infarto. Quei quattro brani fuggirono con la velocità del vento, mentre io con gli occhini lucidi e le orecchie aguzze non perdevo un movimento, una nota di quello che stava accadendo intorno a me... Alla fine del concerto ebbi poi la possibilità di fare quattro chiacchiere con il cantante-chitarrista, ma la cosa fini li, almeno il primo atto... Qualche giorno dopo infatti, girovagando su internet, mi imbattei nel loro myspace e scopri con felicità che il sabato avrebbero suonato in un pub della zona. Si prende baracche e burattini e si parte. Ora posso descrivere quello che avvenne.
Il concerto è stato bellissimo e lunghissimo, più di due ore, ma il tempo sembrava veramente passato velocissimo. Gli OBB suonano rock-blues, e accanto a brani di artisti che conoscevo (J.J. Cale, Bob Dylan, Eric Clapton, Beatles, Elvis Presley, Jerry Lee Lewis) ce n'erano tanti altri di artisti semisconosciuti (per me ovvio!). Tutti i brani sono riarrangiati dal gruppo in modo impeccabile. La tecnica, almeno dal mio umilissimo punto di vista, rasenta la perfezione, con un bel walking bass che mi ha fatto sobbalzare il cuore ad ogni nota.
Il bello di questi concerti è poi il fatto che alla fine è sempre possibile scambiare due chiacchiere con i componenti del gruppo (che devo dire veramente molto disponibili). Da questo incontro è venuto fuori che:
1) la musica blues è praticamente sconosciuta alla maggior parte dei miei coetanei. Questo è un vero peccato, perchè in fin dei conti è il minimo comune denominatore anche a molti generi musicali di oggi, come il rock e tutti i suoi sottogeneri (dal rock classico al metal). Il blues non è una musica solo per gli "addetti ai lavori" cioè riservata soltanto a musicisti o chi capisce di musica e non è nemmeno una musica triste o lagnosa come di solito si crede. Sono emozioni, sentimenti, gioie e dolori impresse indissolubilmente a quella semplice struttura, cosi difficile però da eseguire bene. La cosa sconfortante era vedere il pub semi-deserto mentre i ragazzi fuori aspettavano l'inizio della "musica" disco.
2) Anche per chi suona trash-metal c'è la speranza, un giorno, di fondare un gruppo rock-blues.
3) Un giorno fonderò un gruppo rock-blues!
P.s. Mi rivolgo direttamente agli Old Boiler Band, casomai leggessero questo post... A nome di tutta la direzione aspettiamo anche una bella cover di Rory Gallagher!!
Sono stato a sentire in quel di Rosano (Bagno a Ripoli - FI) un gruppo che avevo già avuto l'onore e la possibilità di seguire in un'altra data quasi per caso: gli Old Boiler Band. Prima di gettarmi a capofitto negli elogi, volevo raccontare un pò la mia esperienza.
Come dicevo, il nostro primo incontro avvenne durante un concorso chiamato campanile rock, ove partecipava il mio maestro di basso. Tra i gruppi che si sfidavano, c'erano appunti gli OBB. Ora, come è risaputo, sono quattro le cose che mi fanno smattare in modo particolare: aeroplani della seconda guerra mondiale (non è questo il caso), libri in generale (neanche questo), bei bassi (e li ce n'era qualcuno carino, compreso quello del mio maestro :) e il film dei Blues Brothers.
Ebbene, figuratevi la mia reazione appena sento giungere alle mie incredule orecchie le prime note di She Caught The Katy! Meraviglia delle meraviglie! Se poi uniamo a questo la bellezza del basso e anche la perfezione di esecuzione, capirete che mi trovavo ad un passo dall'infarto. Quei quattro brani fuggirono con la velocità del vento, mentre io con gli occhini lucidi e le orecchie aguzze non perdevo un movimento, una nota di quello che stava accadendo intorno a me... Alla fine del concerto ebbi poi la possibilità di fare quattro chiacchiere con il cantante-chitarrista, ma la cosa fini li, almeno il primo atto... Qualche giorno dopo infatti, girovagando su internet, mi imbattei nel loro myspace e scopri con felicità che il sabato avrebbero suonato in un pub della zona. Si prende baracche e burattini e si parte. Ora posso descrivere quello che avvenne.
Il concerto è stato bellissimo e lunghissimo, più di due ore, ma il tempo sembrava veramente passato velocissimo. Gli OBB suonano rock-blues, e accanto a brani di artisti che conoscevo (J.J. Cale, Bob Dylan, Eric Clapton, Beatles, Elvis Presley, Jerry Lee Lewis) ce n'erano tanti altri di artisti semisconosciuti (per me ovvio!). Tutti i brani sono riarrangiati dal gruppo in modo impeccabile. La tecnica, almeno dal mio umilissimo punto di vista, rasenta la perfezione, con un bel walking bass che mi ha fatto sobbalzare il cuore ad ogni nota.
Il bello di questi concerti è poi il fatto che alla fine è sempre possibile scambiare due chiacchiere con i componenti del gruppo (che devo dire veramente molto disponibili). Da questo incontro è venuto fuori che:
1) la musica blues è praticamente sconosciuta alla maggior parte dei miei coetanei. Questo è un vero peccato, perchè in fin dei conti è il minimo comune denominatore anche a molti generi musicali di oggi, come il rock e tutti i suoi sottogeneri (dal rock classico al metal). Il blues non è una musica solo per gli "addetti ai lavori" cioè riservata soltanto a musicisti o chi capisce di musica e non è nemmeno una musica triste o lagnosa come di solito si crede. Sono emozioni, sentimenti, gioie e dolori impresse indissolubilmente a quella semplice struttura, cosi difficile però da eseguire bene. La cosa sconfortante era vedere il pub semi-deserto mentre i ragazzi fuori aspettavano l'inizio della "musica" disco.
2) Anche per chi suona trash-metal c'è la speranza, un giorno, di fondare un gruppo rock-blues.
3) Un giorno fonderò un gruppo rock-blues!
P.s. Mi rivolgo direttamente agli Old Boiler Band, casomai leggessero questo post... A nome di tutta la direzione aspettiamo anche una bella cover di Rory Gallagher!!
mercoledì 5 marzo 2008
Whisky Trail: "Celtic - Folk" all'italiana
E' un po' che non bazzico su 'sto blog, ma purtroppo l'esame di Anatomia Comparata mi tiene lontano dal sacro dovere. Ma oggi, mentre girellavo distrattamente su internet, ho trovato una notizia che mi ha riempito il cuore di gioia! Già da lunedì, quando ho scoperto che al Pistoia Blues quest'anno suoneranno niente popò di meno che quei simpatici sessantenni dei Deep Purple, l'agitazione è alle stelle. A questa oggi se ne è sommata un'altra, con il nome di Whisky Trail all'Irlanda in Festa di Firenze, che proprio come una sommatoria temporale del potenziale post-sinaptico delle cellule nervose, mi ha inevitabilmente fatto superare la soglia di eccitazione!
Per chi non li conoscesse, gli Whisky Trail sono un gruppo fiorentino secondo me difficilmente identificabili in un genere musicale. Sono un'unione tra musica celtica irlandese-scozzesse-gallese con elementi folk provenienti sempre da oltremanica, ma inevitabilmente miscelati qui in Italia. In pratica, sono riusciti a rendere quella musica tipica del popolo celtico qualcosa di accessibile anche ad un pubblico non-celtico, traducendo suggestioni e miti di una terra che da sempre affida alla musica un ruolo centrale (oserei dire vitale), in qualcosa capace di emozionare tutti gli ascoltatori.
Ho assistito a 3 spettacoli degli Whisky Trail e tutte le volte mi emoziono sempre tantissimo. In realtà non posso definirli nemmeno spettacoli, perché è molto di più. Non solo lo spettatore ascolta, ma partecipa al concerto! Giulia, la cantante violinista, non si limita a suonare (tra l'altro in modo stupendo), ma quando i "suoi" attaccano con qualche ballata (o giga), lascia lo strumento sul palco e scende tra la gente per insegnare qualche ballo tradizionale!! Con un po' di coraggio (e un paio di Guinness nello stomaco) ho provato pure io che ho l'elasticità di un tronco di quercia, e tutte le volte mi sono divertito tantissimo (i piedi dei miei compagni di ballo meno!). Anche quando eravamo solo in 4 in un locale pieno di gente che batteva le mani, è stata un'emozione unica, davvero! Alla fine delle danze, Giulia, che ha ballato tutto il tempo con noi, insegnandoci i passi volta volta, si mette al centro e dice: "fate un bell'applauso ai ballerini" e noi, dopo l'inchino d'obbligo, ci rimettiamo a sedere pronti a scattare nuovamente al minimo cenno. Semplicemente FANTASTICO!!
Per quanto riguarda la musica, non posso dire niente, perché non va ascoltata, va vissuta! E' qualcosa che colpisce direttamente il cuore e l'anima, che ti porta in luoghi lontani e suggestivi.
Alla fine del concerto poi c'è la possibilità di scambiare due chiacchiere con i componenti del gruppo, farsi una foto e acquistare un loro cd, magari chiedendo un consiglio proprio agli autori.
Tutto questo si può racchiudere in un antico proverbio irlandese, che descrive appunto un pub dove, come quasi ogni sera, suona un qualche gruppo folk: "Qui non ci sono sconosciuti, ci sono solo amici che non si sono ancora mai incontrati".
Per chi non li conoscesse, gli Whisky Trail sono un gruppo fiorentino secondo me difficilmente identificabili in un genere musicale. Sono un'unione tra musica celtica irlandese-scozzesse-gallese con elementi folk provenienti sempre da oltremanica, ma inevitabilmente miscelati qui in Italia. In pratica, sono riusciti a rendere quella musica tipica del popolo celtico qualcosa di accessibile anche ad un pubblico non-celtico, traducendo suggestioni e miti di una terra che da sempre affida alla musica un ruolo centrale (oserei dire vitale), in qualcosa capace di emozionare tutti gli ascoltatori.
Ho assistito a 3 spettacoli degli Whisky Trail e tutte le volte mi emoziono sempre tantissimo. In realtà non posso definirli nemmeno spettacoli, perché è molto di più. Non solo lo spettatore ascolta, ma partecipa al concerto! Giulia, la cantante violinista, non si limita a suonare (tra l'altro in modo stupendo), ma quando i "suoi" attaccano con qualche ballata (o giga), lascia lo strumento sul palco e scende tra la gente per insegnare qualche ballo tradizionale!! Con un po' di coraggio (e un paio di Guinness nello stomaco) ho provato pure io che ho l'elasticità di un tronco di quercia, e tutte le volte mi sono divertito tantissimo (i piedi dei miei compagni di ballo meno!). Anche quando eravamo solo in 4 in un locale pieno di gente che batteva le mani, è stata un'emozione unica, davvero! Alla fine delle danze, Giulia, che ha ballato tutto il tempo con noi, insegnandoci i passi volta volta, si mette al centro e dice: "fate un bell'applauso ai ballerini" e noi, dopo l'inchino d'obbligo, ci rimettiamo a sedere pronti a scattare nuovamente al minimo cenno. Semplicemente FANTASTICO!!
Per quanto riguarda la musica, non posso dire niente, perché non va ascoltata, va vissuta! E' qualcosa che colpisce direttamente il cuore e l'anima, che ti porta in luoghi lontani e suggestivi.
Alla fine del concerto poi c'è la possibilità di scambiare due chiacchiere con i componenti del gruppo, farsi una foto e acquistare un loro cd, magari chiedendo un consiglio proprio agli autori.
Tutto questo si può racchiudere in un antico proverbio irlandese, che descrive appunto un pub dove, come quasi ogni sera, suona un qualche gruppo folk: "Qui non ci sono sconosciuti, ci sono solo amici che non si sono ancora mai incontrati".
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